My (e)ye

“Suggerire è costruire; descrivere è distruggere.”

Ciò che vedono i miei occhi. Guarda la playlist qui.

THE LITTLE CHILD (Puer Aeternus)
«Per l’inizio del nuovo anno The Little Chid di Michele Pastrello è il miglior augurio che ci possiamo fare per liberarci dagli stereotipi e dai pregiudizi che ci imprigionano; per aprire gli occhi e, a piedi nudi, ributtarci (o buttarci per la prima volta) nella vita.» Linkiesta
«I sette minuti durante i quali si dipana la delicata fiaba, tra reale e soprannaturale – con tanto di demoni/blocchi mentali a insidiare il percorso – sono gestiti da Pastrello con una fluidità della messa in scena e una capacità di lavorare su più registri legandoli tra loro in modo mai forzoso che è la cartina di tornasole di una crescita autoriale sempre maggiore, continua, incessante.» Quinlan

NEXUS
«Un amore ancora intatto, fatto di tatto, olfatto, gesti, riti. E di attesa e di essenza.» Gli Stati Generali
«Il suo messaggio va dritto al cuore e se poco poco si ha una storia simile, le stanze di quella casa diventano le proprie.» GreenMe
«Nexŭs esce dai canoni tradizionali e stereotipati con si racconta l’amore.» Il Fatto Quotidiano
«Non ci sono parole. Solo immagini, rumori e musica.» Il Sole 24 ORE
«L’emozione del racconto non ha bisogno di dilungarsi, il ‘non detto’ prende il sopravvento.» IlManifesto

THE KEY – Il viaggio –
«Pastrello usa le location naturali come proiezione della frammentazione e caos della mente umana, facendoci provare sensazioni glaciali e di meraviglia al contempo.» GreenMe
«L’immagine, fatta di dettagli rivelatori e narrativi, simili a indizi da decifrare, parla da sola. Il montaggio, tuttavia, completa il processo di scrittura ponendo in relazione le due presenze in scena secondo un ritmo cadenzato che è quello deciso da Pastrello e che, di nuovo, sembra modulato sul muoversi in scena della presenza umana nell’ambiente che la circonda. Le nuvole, i torrenti, il vento, i rami degli alberi: c’è un “respiro” totale a fare da protagonista in The Key – Il viaggio, che si fa sempre più man mano che si avvicina al finale.»  SilenzioInSala

DESKTOP
“Un meccanismo dialettico perfettamente orchestrato e un crescendo che si risolve in una non scontata sintesi finale.” WIRED
“Tanto essenziale quanto visivamente suggestivo” CineBlog

AWAKENINGS 
“Pastrello sembra intenzionato ad astrarre la materia delle sue storie verso una forma che non ha paura di lambire un decoupage quasi “pubblicitario” sulle immagini, e una impalcatura incrociata da videoclip, per far sgorgare emozioni e sensazioni che vibrano sottopelle quasi in opposizione alla simmetria geometrica dell’impianto.” Sentieri Selvaggi
“Awakenings (coscienza dopo il sonno) è proprio questo: la rivincita di vivere la vita per quello per cui vale la pena viverla. Raggiungere quell’equilibrio agognato, scatenare la rabbia sopita, raggiungere la libertà di cui si è stati privati, tornare a vivere per dire addio a coloro a cui non si è fatto in tempo.” TerzaPagina

SENSORIUM DEI
“Ed è qui che Pastrello cerca una sorta di trasformazione del soggetto che nella metabolizzazione emozionale dello spettatore perde quel carattere assoluto di stampo newtoniano per relativizzarsi le trame del vissuto personale.” QCODEMag
“Una crescente spiritualità che esplode nel capitolo finale Sensorium Dei, il più filosofico di tutto. La materia qui ha perso consistenza a favore di uno stato psicologico prevalente, un continuo dentro e fuori tra corpo e mente, realtà esterna ed interna.”  IlGrido

#VIRUS
““Virus”, con un unico interprete Andrea Pergolesi, impegnato in un monologo tosto e pessimista.” Il Popolo Veneto

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